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Pubblicato da: supergabry su: 14 luglio 2009

Chi picchia per primo picchia due volte…

Pubblicato da: supergabry su: 14 luglio 2009

Un’altra donna che chiede aiuto e nessuno la ascolta. Un’altra mamma ammazzata da colui che diceva di amarla tanto.

Ma come mai sono sempre di più le donne che perdono la vita così.

E possibile che si debba sempre piangere dopo che la tragedia è avvenuta?

E’ difficile descrivere cosa si provaquando qualcuno ti persegiuta e tu non puoi fare nulla.  Il terrore di trovare  lui che ti aspetta nell’ombra e ti aggredisce alle spalle…

Se chiedi aiuto a “chi di dovere” ti senti rispondere: fino a che non fa qualcosa non possiamo intervenire!! venga a fare la denuncia! ma stia tranquilla, non  si spingerebbe a tanto..

Ma che cosa deve fare un delinquente perchè qualcuno intervenga? non basta che ti segue, che ti umilia pubblicamente, che ti toglie la voglia di vivere.Qual’è il limite che deve superare?

Deve prima fare qualcosa altrimenti non possono intervenire..Davvero?

Adesso andatelo a spiegare al figlio della donna che è morta, se quel pazzo si poteva spingere altre l’immaginazione!! spiegategli che non c’era nulla da fare!!

Io dico a tutte le donne che subiscono, REAGITE, inqualsiasi modo potete, ma reagite. Loro non se lo aspettano, anzi contano proprio su quello. Colpiteli con tutta la rabbia che avete dentro. Tanto loro sono solo dei vigliacchi e se la prendono con voi perchè siete deboli. Quando anche voi tirerete fuori la grinta, vedrete che ci penseranno prima di avvicinarsi.

Queste bestie sono sempre insospettabili, spesso ricchi e una reputazione da difendere, abituati ad avere tutto e non accettano un no come risposta..

Le persone intorno a loro dicono sempre: ma no, ti sbagli quella è una brava persona, non farebbe mai una cosa del genere!!! Quando poi le tragedie sono accadute si scopre che  tutti sapevano e nessuno ha fatto nulla per non farle accadere.

Lo so che ci vuole tanta forza ma il primo passo lo dovete fare voi..e vedrete che poi non vi ferma più nessuno!! Non hanno nessun diritto di togliervi la vostra liberà di dire NO!! Basta!

Parola di chi ne sa qualche cosa! Auguri!

Ancora una volta la sua denuncia non è stata ascoltata…

Pubblicato da: supergabry su: 14 luglio 2009

Ha sparato con una pistola all’ex amante e poi si è suicidato. E’ il tragico epilogo della relazione tra un ex imprenditore di 61 anni, di Savona, e una 33enne, madre di un bimbo di sei anni, commessa in un panificio. I due erano amanti ma la loro era una storia segnata da numerosi litigi. La donna aveva deciso di interrompere la relazione, ma il 61enne non era riuscito ad accettarlo e aveva continuato a cercarla.

Per lui era diventata una vera ossessione. Nella sua casa i carabinieri hanno trovato un’agenda sulla quale aveva annotato tutti gli spostamenti della donna, un vero e proprio pedinamento. Domenica pomeriggio la donna si è fatta convincere ed è andata a incontrarlo per spiegargli ancora una volta che lei quella storia non voleva più continuarla.

L’appuntamento era in un parcheggio. Qui all’interno della sua macchina, l’uomo ha sparato contro l’ex amante  alcuni colpi con una pistola calibro 38 non denunciata, colpendola alla nuca e a un braccio, poi si è ucciso a sua volta con un colpo alla testa. A scoprire i due cadaveri è stato il padre della ragazza, che l’ha cercata  per 24 ore di fila, fino a quando ha scoperto l’auto dell’ex amante della figlia.

L’imprenditore aveva già mostrato segni di instabilità, la Procura della Repubblica, infatti, aveva emesso un provvedimento di sequestro delle armi in suo possesso a seguito di una querela per minacce e maltrattamenti presentata proprio dalla vittima. Poi la ragazza aveva rimesso la querela e il provvedimento era rientrato.

IL DIARIO- Karl Unterkircher

Pubblicato da: supergabry su: 19 luglio 2008

“Sono sdraiato nella mia tenda e provo a leggere un libro. Ma non riesco a concentrarmi perchè la mia mente, come posseduta, resta fissa su quella parete, questa parete Rakhiot. Questa maledetta parete di ghiaccio piena di crepacci. Si trova proprio nel mezzo e ostacola la nostra ascensione”: questo scriveva il 13 luglio, qualche giorno prima della tragedia, Karl Unterkircher nel suo diario, di cui il quotidiano “Suedtirol online” pubblica un lungo estratto.

 

Unterkircher racconta che al loro arrivo al campo base, circa un mese fa, la parete Rakhiot gli aveva ispirato “paura”: “Sulle foto, al contrario, sembra uscita dal mondo delle favole”, scriveva. “Paura e rompicapo” gli procuravano i pezzi di ghiaccio che si staccavano in continuazione dalla parete piena di crepacci.
“Questa testarda parete del diavolo dal primo giorno non mi ha lasciato in pace. Mi rende indeciso e scettico. E’ veramente una missione pericolosa”, aveva sottolineato.

 

LA SPEDIZIONE

 

Partiranno già domani pomeriggio per il Nanga Parbat Gnaro Mondinelli e Maurizio Gallo, con l’obiettivo di portare tutto il sostegno possibile ai due compagni di cordata di Karl Unterkircher, impegnati sulla difficilissima e inviolata parete Rakhiot del Nanga Parbat, senza il loro capocordata, precipitato ieri pomeriggio in un crepaccio.
“Bisogna essere là, pronti per qualsiasi evenienza”, ha spiegato Agostino Da Polenza, presidente del Comitato EvK2Cnr.

 

L’altoatesino Simon Kehrer e il trentino Walter Nones, fortissimi alpinisti ma con minore esperienza di Unterkircher, si trovano in una situazione molto delicata: impossibilitati a scendere, devono riuscire a raggiungere quota 7200 metri per poi deviare e trovare una possibile via di fuga. Hanno a loro disposizione solo un satellitare con poche batterie.

 

Silvio Mondinelli, conosciuto come Gnaro, uno dei sei scalatori al mondo ad aver raggiunto la vetta di tutti e quattordici gli Ottomila senza l’uso di bombole d’ossigeno, ha compiuto in passato numerose spedizioni di soccorso.

La montagna «mangiauomini» è anche la montagna del destino. Quella che ha inghiottito Karl Unterkircher a 38 anni, giusto 38 anni dopo essersi portata via la vita di un altro altoatesino, Guenther Messner fratello del celebre Reinhold. Nanga Parbat, dicono le mappe, la nona vetta più alta al mondo con i suoi 8.135 metri. Per gli sherpa, i pastori dell’Himalaya, significa «montagna nuda», ma in cuor loro tutti la chiamano «cima del Diavolo».
Karl Unterkircher, Simon Kehrer e Walter Nones martedì si stavano aprendo una strada sul muro di ghiaccio denominato «Rakhiot», ancora inviolato. Unterkircher, capocordata, stava «battendo traccia» su una costola di neve. Una manovra sbagliata, la superficie che cede improvvisamente, così sarebbe precipitato in un crepaccio a oltre 6mila metri di altitudine. Quando si sono voltati, i compagni lo hanno intravisto già sepolto sotto una profondo strato di neve e ghiaccio. «Purtroppo non ci sono speranze di trovarlo vivo», ammette nel dolore il manager Herbert Mussner. «Questa mattina alle sei (ieri, ndr) mi ha chiamato Simon con il satellitare. Ha raccontato dell’incidente e che Karl era caduto in un burrone. Dicono che hanno provato per tutta la notte a far qualcosa pur di salvarlo. In quelle condizioni, per loro era impossibile recuperare il corpo». Avrebbero fatto in tempo, però, ad afferrare il telefono che Unterkircher portava con sé. Kehrer e Nones hanno quindi proseguito nella loro spedizione. L’arrivo al campo base è previsto tra due o tre giorni al massimo, poi torneranno a valle attraverso un percorso alternativo. «Non possiamo fare dietrofront da dove siamo saliti – avrebbe riferito Nones alla moglie in una convulsa telefonata -. Troppo pericoloso. È stata dura, ma siamo sani e salvi. Adesso siamo fuori dalla seraccata, a circa 6.400 metri di altezza. Dovremo arrivare a oltre 7mila metri e attraversare un ghiacciaio per poter uscire dalla parete. Poi scenderemo dalla via più sicura e più veloce».
Partirà oggi, intanto, da Bergamo la missione in soccorso dei sopravvissuti. Gli alpinisti Silvio Mondinelli – uno dei sei scalatori al mondo ad aver raggiunto le 14 vette più alte della Terra – con Maurizio Gallo è pronto a precipitarsi in Pakistan. Un blitz-lampo coordinato da Agostino Da Polenza, altro alpinista molto esperto. Dovranno affrontare anche loro la maledizione del Nanga Parbat.
Unterkircher, ufficialmente dato per disperso, ma le speranze di trovarlo vivo sono prossime allo zero, lascia la moglie Silke e tre bambini piccoli. Lei difende comunque l’operato dei compagni: «Avranno fatto di tutto per salvarlo. Adesso ci sono poche speranze. Karl era partito il 7 giugno – ricorda -. Era quello che amava fare». Per lo stesso Reinhold Messner «Karl era la nuova star dell’alpinismo. Mi ero complimentato con lui – racconta – per la scalata della parete nord del Gasherbrun, fino ad allora “vergine”. Un’impresa di grande fascino, ma molto pericolosa. Sul Rakhiot è successo qualcosa di tremendo». Solo pochi giorni fa Unterkircher scriveva nel diario: «Sono sdraiato nella tenda e provo a leggere un libro, ma non riesco a concentrarmi perché la mia mente è come posseduta da questa parete di ghiaccio, piena di crepacci. Questa testarda parete del Diavolo mi rende indeciso e scettico. Mi fa paura». Nelle immagini che ha fatto in tempo a mandare su Youtube resta un sorriso che sa di enigma.

Unterkicher era nato nel 1970 e viveva assieme alla famiglia a Selva di Valgardena, località della quale era stato nominato cittadino onorario. Nel suo curriculum figura un’impressionante serie di cime conquistate: dall’Everest al K2, al temibile Gashembrun. Il 22 maggio 2007, insieme ad Hans Kammerlander, Unterkircher aveva raggiunto la vetta dello Jasemba (7350m, Nepal), realizzando la prima salita della parete sud della montagna.

 

Pakistan, avvistati i due alpinisti

Pubblicato da: supergabry su: 19 luglio 2008

“Cenni di saluto all’elisoccorso”

Un elicottero ha avvistato i due alpinisti italiani Simon Kehrer e Walter Nones, bloccati sulla parete Rakhiot del Nanga Parbat. I due italiani “sono assolutamente reattivi” ha detto Agostino Da Polenza, che sta coordinando i soccorsi dall’Italia, precisdsando che Kehrer e Nones hanno salutato i soccorritori e sono scesi un po’ per facilitare l’operazione di recupero di un sacchetto con viveri e telefono, calato dallo stesso elicottero.

 

Dopo averli avvisatati sotto la sella del ghiacciaio Bazin, l’elicottero ha lanciato una sacca contenente un telefono satellitare ed alcuni viveri a poche decine di metri dalla posizione dove si trovano Walter Nones e Simone Kehrer. Alle prime luci dell’alba era stato effettuato un sorvolo dall’elicottero Ecoureil B3 dell’esercito pakistano che si è spinto fino a circa 23.000 piedi con a bordo i soccorritori Silvio ‘Gnaro’ Mondinelli e Maurizio Gallo.

Nones e Kehrer sono rimasti bloccati a circa 7mila metri di altitudine dopo che il loro compagno Karl Unterkircher è precipitato in un crepaccio. L’ambasciata italiana a Islamabad, intanto, ha confermato all’agenzia tedesca Dpa la partenza della nuova operazione di soccorso, dopo che quella di venerdì è stata ostacolata dal maltempo. Il primo lancio di rifornimenti agli alpinisti è stato “inutile”, ha riferito il portavoce dell’ambasciata Sergio Oddo, dato che i walkie talkie e il cibo sono atterrati in un punto che gli alpinisti non possono raggiungere. “E’ un’area difficile – ha aggiunto – l’elicottero ha sorvolato il sito velocemente e ora la squadra di soccorso sta cercando di convogliare il messaggio che dovrebbero scendere verso un’area più piana dove l’elicottero potrebbe lanciar loro cibo ed equipaggiamento”.

Alpinismo, Nones e Kehrer sono vivi

Pubblicato da: supergabry su: 19 luglio 2008

Domani i soccorsi sul Nanga Parbat

Gli alpinisti Walter Nones e Simon Kehrer sono stati individuati a quota 7mila metri sulla montagna Nanga Parbat, in Pakistan, e sono ancora in vita. Le condizioni meteo nella regione stanno peggiorando: la fitta nuvolosità potrebbe ostacolare i soccorsi. A quota 4mila metri sono arrivati due esperti italiani per coordinare le operazioni: dopo un sopralluogo in elicottero hanno deciso di aspettare 24 ore per iniziare le operazioni di recupero.

Gli esperti alpinisti Silvio Mondinelli e Maurizio Gallo sono arrivati dall’Italia e immediatamente trasferiti al campo base del Nanga Parbat per occuparsi dei soccorsi a Kehrer e Nones, rimasti soli sulla micidiale e inviolata parete della “montagna maledetta” a seguito della tragedia che ha colpito il loro capo cordata, il gardenese Karl Unterkircher.

Messner: “Sono fiducioso, si può soccorrerli con l’elicottero”
Lo scalatore Reinhold Messner è in costante contatto con una guida pachistana che si trova sul posto. “Walter Nones e Simon Kehrer stanno aspettando aiuti in una tenda a quota 6.400 metri – ha riferito l’altoatesino  -. Sono nelle vicinanza del luogo dell’incidente di Karl Unterkircher. A quella quota potrebbe anche intervenire un elicottero”.

“Sembra proprio che Kehrer e Nones dopo l’incidente non abbiano proseguito con la scalata ma abbiano fatto l’unica cosa giusta, cioè mettere su una tenda e aspettare aiuti a una quota accessibile per gli elicotteri – ha aggiunto Messner – . Sarebbe assurdo se Nones e Kehrer avessero abbandonato la tenda per proseguire la scalata senza equipaggiamento. Ora sono davvero fiducioso”.

“Al campo base sono arrivati due elicotteri dell’esercito pakistano con eccellenti piloti che nel 2005 avevano già recuperato l’alpinista sloveno Thomas Humar dalla parete sud del Nanga Parbat. Attualmente ci sono nuvole e si deve aspettare un miglioramento del tempo”.

Sabato mattina i soccorsi
“E’ normalissimo che di pomeriggio il Nanga Parbat venga avvolto dalle nuvole. Di mattina il tempo dovrebbe però essere buono e consentire un intervento degli elicotteri”, ha detto Messner fiducioso.

Precipitato alpinista Unterkircher.

Pubblicato da: supergabry su: 19 luglio 2008

L’italiano stava scalando il Nanga Parbat.

L’alpinista altoatesino Karl Unterkircher è caduto in un crepaccio sul Nanga Parbat (8.125 m) in Pakistan. Lo ha comunicato il suo compagno di cordata, Simon Kehrer. Unterkircher è precipitato durante la scalata della parete Rakhiot. Le speranze di recuperare l’alpinista di 38 anni sono quasi nulle. “Il suo corpo è ricoperto di neve, difficile raggiungerlo”, hanno detto i partecipanti alla scalata.

Walter Nones e Simon Kehrer hanno poi deciso di continuare la scalata. “Tornare a valle per la stessa via è impossibile”, ha detto Herbert Mussner, il manager di Karl Unterkircher. “Alle 6 di questa mattina – ha detto Mussner – mi ha chiamato Simon dicendo che Karl era caduto in un crepaccio e che il suo corpo era coperto di neve”. Vista l’impossibilità di recuperarlo con i mezzi a disposizione Nones e Kehrer hanno deciso di proseguire con la scalata”.

“Sono le scariche di ghiaccio che mi fanno paura”, aveva scritto pochi giorni fa Unterkircher in una email inviata via telefono satellitare dal campo base. “La cosa migliore per evitare veramente sgradevoli imprevisti, sarebbe rinunciare al progetto. Fin’ora però tutto è andato bene, mica ci tireremo indietro adesso?”, aveva aggiunto.

Unterkircher, Walter Nones e Simon Kehrer volevano aprire una via ancora inviolata sulla parete Rakhiot. Il Nanga Parbat (8.125 m) è considerata una montagna particolarmente difficile. Qui nel 1970 morì Guenther Messner durante una drammatica attraversata con il fratello Reinhold.

Unterkircher, che nel 2004 scalò Everest e K2 in una sola stagione, negli ultimi anni si è dedicato alle cime e alle pareti inviolate. Ha così scalato in prima assoluta il Mount Genyen (un seimila in Cina), lo Jasemba (un settemila in Nepal in compagnia di Hans Kammerlander) e la parete Nord del Gasherbrum 2.

La speranza è l’ultima a morire. Il nostro pensiero va a questo campione, che ha fatto della sua passione la sua vita.

In vacanza con fido.

Pubblicato da: supergabry su: 14 luglio 2008

Anche voi siete proprietari di cani e non sapete come fare per andare al mare con il vostro “FIDO” amico??

Ecco un articolo che vi potrebbe aiutare ad organizzare un’estate diversa con TUTTA la vostra famiglia!!

ROMA (14 luglio) - Portare al mare i propri amici a quattro zampe? Per qualcuno è un problema, ma ci sono alcune spiagge e molte strutture alberghiere pronte ad accogliere cani e gatti. Dal Tirreno all’Adriatico, in tutta Italia le possibilità per vivere una divertente vacanza assieme al proprio quattrozampe non mancano.

Nell’elenco sottostante sono riportate tutte le spiagge, di cui siamo a conoscenza, nelle quali è consentito l’accesso ai propri cani. Saremo lieti di pubblicare altri nomi di spiagge dove che accolgono cani se verranno comunicate via mail al nostro staff. L’elenco è infatti sicuramente incompleto, ma in continuo aggiornamento. I dati si riferiscono agli ultimi anni, non abbiamo potuto verificare se vi siano state modifiche e se in alcune di queste spiagge ora vige il divieto di portare cani, per questo vi invitiamo a collaborare per rendere la lista sempre completa e aggiornata. In fondo alla pagina è presente l’attuale normativa che regola gli accessi alle spiagge per i cani.

Particolarmente attrezzata la LIGURIA, dove ci sono diverse spiagge aperte ai cani: tra le principali, ad Alassio, c’è la spiaggia attrezzata gestita dalla Sezione Provinciale di Savona dell’ Ente nazionale protezione animali (Enpa), Bagni “La vedetta”, mentre ad Albissola c’è il Bau Bau Village. Spiagge aperte agli animali anche a:
- Laigueglia (SV): Bagni Capo Mele
- Ospedaletti (IM): solo in un tratto di spiaggia
- Pietra Ligure (SV): zona di levante          
 TOSCANA
- Livorno: lungomare Ardenza
- Antignano (LI) alcuni tratti di spiaggia
- Piombino (LI): golfo di Baratti alcuni tratti di spiaggia
- Perelli (LI): tratto dal Porto di Torre del sale verso Follonica
- Marina di Grosseto (GR): tratto di spiaggia direzione Castiglione della Pescaia

VENETO E FRIULI. Spiagge attrezzate per cani anche in Veneto, a Bibione, presso la Spiaggia di Pluto, ubicata sull’arenile ad est di via Procione (ultimo settore, prima della spiaggia libera – settore n. 1), a Porto di Lugugnana (spiaggia di Brussa), e in Friuli-Venezia Giulia a Sistiana, vicino Trieste: Baubeach, stabilimento Castelreggio

- Eraclea mare (VE): Laguna del Mort
- Bibione (VE): tratto di spiaggia da via Faro a via Procione;
- Porto di Lugugnana (VE): spiaggia di Brussa

EMILIA ROMAGNA. Sulla riviera romagnola da anni un riferimento sicuro per chi ama gli animali è il Fido Beach di San Mauro Mare (Forlì e Cesena), dove sono disponibili ben 45 ombrelloni dotati di comfort come ciotole, brandine, doccetta fresca e distributore di palette igieniche.

- Rimini: solo alcuni stabilimenti
- San Mauro Pascoli (RN): Bau Bau Beach
MARCHE accesso libero ai cani alla spiaggia Fiumarella di Recanati,

ABRUZZO
- Ortona a mare (CH): lido Ripari di Giobbe

 PUGLIA
- Vieste sul Gargano (FG): Fantasy Beach

LAZIO  dopo la chiusura del Baubeach di Maccarese, è possibile portare il cane in una spiaggia privata all’interno di un agriturismo sul lago di Maccarese.

- Spiaggia privata sul Lago di Martignano all’interno di un Agriturismo   -    www.martignano.com

In Sardegna spiagge aperte al Poetto (Cagliari) e Sant’Antioco (spiaggia Is Prunis). Diverse anche le strutture ricettive attrezzate per cani e gatti. Un elenco dettagliato è disponibile sul sito dell’ Enpa. – Sant’Antioco (CA): spiaggia Is Prunis

http://www.lamaddalenapark.it/file%20pdf/comunicati%202006/Spiagge%20per%20cani.pdf

 NORMATIVA:

A partire dal 2002 la normativa sulle spiagge non è più competenza delle Capitanerie di Porto ma direttamente delle Regioni che posso delegare i singoli Comuni. Fino a tale data la Capitaneria di Porto fissava il divieto di accesso alle spiagge da parte dei cani per il periodo giugno-settembre. Alcuni divieti sono fissati a livello nazionale come quello di accesso ai cani alle spiagge con Circolare del Ministro della Marina Mercantile (ora ministero dei Trasporti e della Navigazione) nº 5171242 del 07.05.1994. L’infrazione a questo divieto è punita dall’Art. nº 1164 del Codice della Navigazione che prevede, secondo il D.L. nº 507 del 30.12.1999, una sanzione compresa fra 1 e 6 milioni di Lire. In ogni caso ora sono i singoli Comuni a prendere disposizioni in merito.

MISS UNIVERSO, VINCE 22ENNE VENEZUELANA

Pubblicato da: supergabry su: 14 luglio 2008

 (ANSA) – NHA TRANG (VIETNAM) – Pronostico rispettato: è stata la venezuelana di 22 anni Dayana Mendoza, una castana dagli spettacolari occhi verdi e il sorriso imponente, rapita nel suo Paese un anno e mezzo fa, ad aggiudicarsi stanotte la corona della più bella ragazza al mondo nel concorso di Miss Universo, disputato la scorsa notte nella località balneare vietnamita di Nha Trang. Nella lista delle 15 finaliste, selezionate fra le 80 partecipanti, c’era anche l’italiana Claudia Ferraris, bergamasca di 19 anni eletta Miss Universe Italia il 31 maggio a Riccione. Ma il nome della Mendoza, un metro e 78, era quello che nelle ultime ore circolava con più insistenza come favorita a succedere alla giapponese Riyo Mori, Miss Universo 2007. Nonostante ciò, la ragazza è scoppiata in lacrime sul palco all’annuncio della sua vittoria.

Figlia di un Paese che ai concorsi di bellezza ha finora contribuito con quattro Miss Universo e cinque Miss Mondo, Dayana Mendoza in Venezuela è stata oggetto di un rapimento: “Il mio sequestro si è verificato un anno e mezzo fa – ha detto la ragazza in una conferenza stampa dopo aver ricevuto in diretta mondiale la corona -, queste sono le cose che succedono nel mio Paese, anche a persone che non hanno soldi”. Quindi un appello perché cessi la violenza in tutto il mondo: “E’ per questo – ha detto ancora Dayana, parlando in spagnolo e anche in un buon inglese – che vorrei cogliere l’occasione per dire che la violenza non è mai una risposta”.

A una domanda sulla differenza fra gli uomini e le donne, Miss Universo 2008 ha risposto: “Gli uomini pensano che il percorso più rapido da un punto all’altro sia la linea retta. Le donne invece sanno che il modo più rapido per arrivare al traguardo è di destreggiarsi”, ha detto la ragazza, che ora girerà in tournee il mondo per promuovere il concorso e ha ricevuto un consistente assegno e un appartamento di lusso a New York per un anno. Le 80 miss che hanno partecipato al concorso hanno dovuto esibirsi in costume da bagno, in abito da sera e persino in costumi tradizionali per “sedurre” i giudici: e così la miss neozelandese ha esibito un (provvisorio) tatuaggio facciale Maori come Miss Corea ha dovuto eseguire una danza con le sciabole. Ma solo 15 hanno partecipato alla finale, trasmessa in diretta mondiale dall’Nbc quando in Italia era notte fonda ma prima serata sulla costa orientale degli Stati Uniti.

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